Nel 2026 la Route 66 spegne 100 candeline. Sì: la strada più iconica d’America, quella dei neon, dei diner, dei motel “di passaggio” e dei panorami che sembrano usciti da un film, entra ufficialmente nel suo secolo di vita. E non è solo una ricorrenza nostalgica: il centenario sta diventando un’occasione concreta per rimettere la Route 66 al centro, con eventi, progetti di recupero e nuove iniziative lungo tutti gli 8 Stati attraversati.

1926–2026: quando nasce davvero la Route 66?
La data simbolo è 11 novembre 1926, quando il tracciato viene ufficialmente approvato come parte del sistema di highways statunitensi (la segnaletica arriverà poi l’anno successivo).
Da Chicago a Santa Monica (Los Angeles), la Route 66 viene spesso raccontata come una linea continua di 2.400 miglia circa: il progetto originale parlava di 2.448 miglia, anche se nella realtà il percorso cambiò più volte tra varianti e riallineamenti.
Ed è proprio qui che nasce la magia: la Route 66 non è “una sola strada”, ma un’idea di viaggio. Un filo che collega città, deserti, piccole comunità e storie personali — e che oggi, a distanza di un secolo, continua a far sognare.
Perché la Route 66 è diventata un mito (oltre Instagram)
La Route 66 è stata per decenni la scorciatoia dell’America che si muoveva: migrazioni verso ovest, camionisti, famiglie in vacanza, musicisti, sognatori. È stata “Main Street of America”, ma anche un motore economico per centinaia di cittadine nate attorno a stazioni di servizio, diner e motel.
Poi è arrivata l’era delle Interstate: più veloci, più dritte, spesso lontane dai centri abitati. Nel 1985 la Route 66 viene ufficialmente rimossa dal sistema federale (decommissioned/decertified), e molte comunità lungo la “vecchia strada” si ritrovano tagliate fuori dal traffico.
Eppure, invece di sparire, la Route 66 rinasce come strada della memoria: turismo, cultura pop, recupero dei tratti storici, insegne al neon restaurate, musei locali, associazioni di appassionati.
Il centenario 2026: “una festa con uno scopo”
Il punto più interessante del centenario è che non si parla solo di celebrazioni, ma di un vero e proprio piano di attività e progetti. Esiste una U.S. Route 66 Centennial Commission (creata dal Congresso nel 2020) con l’obiettivo di promuovere iniziative “fitting and proper” per i 100 anni: eventi, programmi educativi, turismo e — soprattutto — preservazione.
Parallelamente, il National Park Service lavora da anni sulla tutela dei luoghi simbolo con il Route 66 Corridor Preservation Program, che supporta progetti di recupero di siti storici lungo la “Mother Road”.
Tradotto: il 2026 è l’anno perfetto per vederla nel suo momento di massimo slancio, con tante realtà locali che si stanno muovendo per sistemare, raccontare e “riaccendere” la Route 66.
Alcuni eventi (e segnali) da tenere d’occhio nel 2026
Non esiste un unico “evento centrale” valido per tutti: la Route 66 vive di tappe e comunità, quindi il centenario sarà un mosaico di appuntamenti. Però qualcosa già si vede:
- Festival e appuntamenti ufficiali: ad esempio, a Albuquerque è in calendario un Route 66: Roads & Rails Festival (18–19 aprile 2026).
- Mostre dedicate: a St. Louis, il National Museum of Transportation annuncia un’esposizione legata al centenario con apertura 14 marzo 2026.
- Progetti di memoria: in Illinois, ad esempio, sono partiti progetti di oral history per raccogliere racconti e testimonianze legate alla Route 66.
Il consiglio pratico: se vuoi costruire un viaggio “tematico” nel 2026, la cosa migliore è seguire il calendario degli eventi e gli aggiornamenti del portale del centenario (che raccoglie iniziative lungo gli 8 Stati).
Perché farla proprio nel 2026?
Perché è uno di quei momenti rari in cui il viaggio si “accende” da solo:
- più eventi e iniziative lungo la strada
- più attenzione alla preservazione e ai restauri
- più comunità locali pronte ad accogliere viaggiatori (e a raccontare storie)
E soprattutto: perché la Route 66 non è solo asfalto. È un modo di viaggiare che ti rimette addosso una sensazione che spesso ci manca: andare piano, fermarsi, parlare con le persone, scoprire cose “inutili” ma indimenticabili.

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